venerdì 10 gennaio 2020

La verità sugli incendi in Australia.



Gli incendi hanno percorso da ottobre a oggi circa 8 milioni di ettari di territorio tra New South Wales, Victoria, Sud Australia e Queensland – una superficie doppia a quella degli incendi del 2019 in Siberia e in Amazzonia combinati, e pari ai quattro quinti di tutte le foreste italiane. In sole quattro annate, negli ultimi 50 anni, la superficie bruciata in New South Wales ha superato un milione di ettari, e oggi ha quasi raggiunto il doppio della seconda annata più drammatica (il 1974 con 3,5 milioni di ettari percorsi).


Un altro aspetto inedito è la simultaneità dei fuochi su territori enormi, che di solito si alternano nell’essere soggetti a incendi. E non siamo che all’inizio dell’estate (le stagioni in Australia sono spostate di sei mesi rispetto alle nostre, quindi ora è come se fosse l’inizio di luglio), perciò queste cifre saliranno ancora, potenzialmente fino a 15 milioni di ettari percorsi dal fuoco. L’Australia è grande 769 milioni di ettari, quindi non possiamo dire che stia “bruciando un continente”. Inoltre, nelle savane del centro-nord bruciano in media 38 milioni di ettari di praterie (il 20 per cento del totale) ogni anno nella stagione secca, che in quella parte di paese è aprile-novembre. Ma si tratta di un ecosistema completamente diverso da quello che ora è in fiamme.


Si tratta soprattutto di foreste di eucalipto e del bush, una savana semi arida con alberi bassi, fitti o sparsi, fatta soprattutto di erbe e arbusti e simile alla macchia mediterranea. Si tratta di una vegetazione che è nata per bruciare: il clima dell’Australia centrale è stato molto arido negli ultimi 100 milioni di anni (da quando l’Australia ha compiuto il suo viaggio dall’Antartide alla posizione che occupa attualmente), e gli incendi causati dai fulmini sono stati così frequenti da costringere le piante a evolversi per superarli nel migliore dei modi: lasciarsi bruciare! Il fuoco infatti, se da un lato distrugge la vegetazione esistente, dall’altro apre nuovi spazi perché le piante si possano riprodurre e rinnovare. Molte specie del bush contengono oli e resine molto infiammabili, in modo da bruciare per bene e con fiamme molto intense quando arriva il fuoco. Poiché i semi di queste specie sono quasi completamente impermeabili al fuoco, questo stratagemma è l’unico modo per “battere” la vegetazione concorrente e riprodursi con successo sfruttando le condizioni ambientali avverse a proprio vantaggio. Tuttavia, questa volta le condizioni di siccità sono così estreme che sono in fiamme anche ecosistemi forestali tradizionalmente più umidi e raramente interessati dal fuoco.


In Australia, metà delle accensioni sono causate da fulmini, e metà dall’uomo per cause sia colpose che dolose (in Italia invece il 95 per cento ha cause antropiche, prevalentemente colpose). Gli incendi più grandi tendono tuttavia a essere causati dai fulmini, perché interessano le aree più remote e disabitate, dove è meno probabile che arrivino le attività umane (con la possibile eccezione degli incidenti alle linee elettriche, che sono state responsabili anche dei devastanti incendi in California del 2017 e 2019). Secondo Ross Bradstock, dell’Università di Wollongong, un singolo incendio causato da fulmine (il Gospers Mountain Fire) ha già percorso da ottobre a oggi oltre 500.000 ettari di bush, e potrebbe essere il più grande incendio mai registrato nel mondo in tempi storici.
Stanno circolando notizie relative all’arresto di presunti incendiari. In parte sono state dimostrate essere false diffuse per negare il problema del clima. 
Inoltre non si tratta di piromani, in inglese la definizione di arson include sia il dolo che la colpa. Tuttavia è evidente che qui il problema non è cosa accende la fiamma, ma cosa la fa propagare una volta accesa – sono due fasi diverse e ben distinte.

Il 2019 è stato in Australia l’anno più caldo e più secco mai registrato dal 1900 a oggi. Nell’ultimo anno le temperature medie sono state 1,5 gradi più alte rispetto alla media 1961-1990, le massime oltre 2°C in più, ed è mancato oltre un terzo della pioggia che solitamente cade sul continente. Un’ondata di calore terrestre e marino ha fatto registrare nel paese temperature record a dicembre (42°C di media nazionale, con punte di 49), mentre la siccità si protrae ormai da ben due anni. Quando l’aria è calda e secca, la vegetazione perde rapidamente acqua per evaporazione e si dissecca. Più la siccità è prolungata, più grandi sono le dimensioni delle parti vegetali che si seccano. Quando anche le parti più grandi (fusti e rami) perdono acqua, cosa che avviene molto raramente, gli incendi possono durare più a lungo proprio come in un caminetto: i “pezzi” piccoli sono quelli che fanno accendere il fuoco, e quelli grandi sono quelli che bruciano per più tempo.
I combustibili forestali vengono infatti classificati come “combustibili da un’ora”, “da dieci ore”, “da cento” o “da mille ore” a seconda della loro dimensione e di quanto a lungo possono sostenere una combustione. Quello che diffonde le fiamme, invece, è il vento, che spinge l’aria calda generata dalla fiamma sulle piante vicine. Normalmente, gli incendi più vasti si verificano infatti in giornate molto ventose. Incendi molto grandi e intensi sono addirittura in grado di crearsi il vento da soli: l’aria calda sale così rapidamente da lasciare un “vuoto”: per riempirlo, accorre violentemente altra aria dalle zone circostanti. Il risultato è una firestorm, il “vento di fuoco”, con il quale l’incendio si auto-sostiene fino all’esaurimento del combustibile disponibile.

Per estinguere un incendio è necessario eliminare il combustibile. L’acqua e il ritardante lanciati dai mezzi aerei possono solo rallentare la combustione (raffreddando il combustibile o ritardando chimicamente la reazione di combustione), ma per eliminare il combustibile servono le squadre di terra. Incendi di chioma intensi come quelli che si stanno sviluppando in Australia possono generare fiamme alte decine metri, procedere a velocità superiori a dieci chilometri orari (la velocità di corsa di un uomo medio) e sviluppare una potenza di centomila kw per metro di fronte. Le squadre di terra non possono operare in sicurezza già con intensità di 4.000 kW per metro (25 volte inferiore a quella degli incendi più intensi).


Il bush australiano è un ambiente che desidera bruciare con tutte le sue forze, e bruciando migliora il suo stato di salute e la sua biodiversità – con i suoi tempi, rigenerandosi nel corso di anni o decenni. Anche gli animali conoscono il pericolo e molti sanno rispondere: la stima di mezzo miliardo di animali coinvolti (o addirittura un miliardo) rilanciata dai media è una stima grossolana e un po’ allarmista, che considera ad esempio anche gli uccelli che ovviamente possono volare e allontanarsi dall’area con l’importante esclusione dei piccoli e delle uova. Gli animali più piccoli e meno mobili (koala, ma anche anfibi, micromammiferi e rettili) possono effettivamente non riuscire a fuggire, e questi habitat saranno radicalmente modificati per molti anni a venire – molti animali non troveranno più condizioni idonee.
Altri, in compenso, ne troveranno addirittura di migliori. È un fenomeno noto in Australia quello per cui alcuni falchi sono in grado di trasportare rametti ardenti per propagare attivamente gli incendi su nuove aree, liberando così la visuale su nuovi territori di caccia. 
Gli incendi invece possono creare forti minacce alle specie rare di piante e sono soprattutto molto problematici per l’uomo: già 25 vittime per un totale di 800 morti dal 1967 a oggi, il fumo che rende l’aria pericolosa da respirare, proprietà e attività distrutte per miliardi di dollari di danni. In più, gli incendi creano erosione, aumentano il rischio idrogeologico e rischiano di rendere a loro volta ancora più grave la crisi climatica sia a livello globale, contribuendo all’aumento della CO2 atmosferica (306 milioni di tonnellate emesse finora secondo la NASA, quasi pari alle emissioni di tutto il paese nel 2018), che locale, depositando i loro residui sui ghiacciai neozelandesi che, resi così più scuri, rischiano di fondersi con maggiore rapidità.


La straordinaria siccità australiana è stata generata da una rara combinazione di fattori. Normalmente il primo anello della catena è El Niño, un riscaldamento periodico del Pacifico meridionale che causa grandi cambiamenti nella meteorologia della Terra, ma quest’anno El Niño non è attivo. Si è invece verificato con una intensità senza precedenti un altro fenomeno climatico, il Dipolo dell’oceano Indiano (IOD) – una configurazione che porta aria umida sulle coste africane e aria secca su quelle australiane.
A questo si è sovrapposto, a settembre 2019, un evento di riscaldamento improvviso della stratosfera (oltre 40 gradi di aumento) nella zona antartica, anch’esso straordinario, per cause “naturali”, che ha portato ulteriore aria calda e secca sull’Australia. Il terzo fenomeno è stato uno spostamento verso nord dei venti occidentali (o anti-alisei), i venti che soffiano costantemente da ovest a est tra 30 e 60 gradi di latitudine sui mari dei due emisferi terrestri. Lo spostamento verso nord degli anti-alisei (Southern Annular Mode) porta aria secca e calda sull’Australia, e sembra venga favorito sia dal climate change che, pensate un po’, dal buco dell’ozono. Il cambiamento climatico quindi c’entra eccome, sia nella sua azione diretta (l’aria australiana si è riscaldata mediamente di almeno un grado nell’ultimo secolo) sia indirettamente attraverso le sue influenze sulle grandi strutture meteorologiche dell’emisfero sud.


Molte critiche si sono concentrate sul governo australiano, responsabile di non impegnarsi abbastanza per raggiungere i già modesti impegni (riduzione delle emissioni del 28 per cento dal 2005 al 2030) che il paese aveva contratto volontariamente agli accordi a Parigi. Il problema principale è che l’economia dell’Australia è fortemente basata sull’estrazione e l’esportazione di carbone (soprattutto verso Giappone – 40 per cento dell’export –, Cina e India), un combustibile fossile la cui estrazione non è compatibile con il raggiungimento degli obiettivi di Parigi per contenere la temperatura della Terra al di sotto di 1.5 °C rispetto all’epoca preindustriale.
L’industria del carbone impiega quasi 40mila lavoratori australiani ed è fortemente sussidiata dal governo. L’attuale governo conservatore, come in altre parti del mondo, è tendenzialmente restio a decarbonizzare l’economia nazionale. Tuttavia non occorre confondersi: ogni nazione è connessa a ogni altra. Gli incendi in Australia non sono solo responsabilità del primo ministro Morrison o di chi l’ha eletto, ma di tutte le attività che nel mondo continuano a contribuire all’aumento della CO2 atmosferica – produzione e consumo di energia (30 per cento), trasporti (25 per cento), agricoltura e allevamento (20 per cento), riscaldamento e raffrescamento domestico (15 per cento) e deforestazione (10 per cento) – tutte cose di cui sei responsabile anche tu che leggi, e anche io che scrivo (sì, anche la deforestazione tropicale).


Tutti gli ultimi report dell’IPCC, delle istituzioni di ricerca australiane sull’ambiente, e dello stesso governo, concordano nel segnalare un aumento del pericolo incendi in Australia a causa del cambiamento climatico, con grado di probabilità “virtualmente certo”. Anche l’arrivo di configurazioni meteorologiche di grande pericolosità è monitorato e conosciuto con un buon anticipo. Gli allarmi sono stati diramati e le evacuazioni correttamente effettuate, a quanto mi è dato di sapere. Ma la sfida dei servizi di lotta agli incendi, valida anche in Italia, è come mantenere operativo un sistema che ha bisogno di attivarsi su vastissima scala solo una volta ogni decennio.
L’altro strumento per evitare gli incendi è la prevenzione, che viene svolta su grandi estensioni con la tecnica del “fuoco prescritto”, che elimina il combustibile utilizzando una fiamma bassa e scientificamente progettata (un tipo di intervento approvato anche da molti ecologisti australiani, e praticato da quarantamila anni dalle popolazioni aborigene). Nel 2018-2019 sono stati soggetti a questo trattamento 140mila ettari di territorio, la cui applicazione è però severamente limitata dalla mancanza di fondi e, sempre lui, dal cambiamento climatico, che riduce il numero di giorni con condizioni meteorologiche idonee ad effettuarlo. C’è da dire che l’intensità della siccità e degli incendi in corso avrebbe messo probabilmente in difficoltà anche i servizi e le comunità più preparate.


Ridurre le nostre emissioni con comportamenti collettivi e ad alto impatto. Sforzarci di vedere l’impronta del climate change e delle nostre produzioni e (soprattutto) dei nostri consumi in quello che sta succedendo. Il problema più grande che abbiamo è questo. I koala sono colpiti duramente, ma domani toccherà ancora ad altri animali, altri ecosistemi… altri uomini. E forse anche a noi.
Per chi vive a contatto con un bosco, informarsi sul pericolo di incendio e sulle pratiche di autoprotezione necessarie a minimizzare il rischio alla vostra proprietà: gli incendi colpiranno di nuovo anche in Italia, con sempre più intensità, e possibilmente in luoghi in cui non ve li aspettereste. Sapersi proteggere è estremamente importante.


venerdì 13 dicembre 2019

Ci aspetta un fine settimana imperdibile nel centro di Arezzo!

Un fine settimana ricchissimo, il penultima prima del 25 dicembre. Le iniziative di Arezzo Città del Natale sono a pieni giri, tra gli eventi del parco del Prato, quelli di piazza Grande, ma anche di San Jacopo e piazza Risorgimento. E ormai in tutte le vallate gli appuntamenti a carattere natalizio fioccano, presepi compresi. Ma in questo fine settimana aretino ci sono tantissimi eventi tra musica, spettacolo, film e teatro. Tra questi, al teatro Petrarca, il Pink Floyd Day.  




Venerdì 13 dicembre 2019:

-Arriva il Trio Bobo con Faso, Meyer e Menconi degli Elio e le Storie Tese
-La regola di Piero: Mimmo Paladino dialoga con il maestro della luce
"China Legends", 34 guerrieri in terracotta in mostra al Valdichiana Outlet Village
-I Mestieri dell'Arte protagonisti nei fine settimana di Arezzo Città del Natale
-L’arte di governo e la Battaglia di Anghiari: una mostra
-Allo Spazio Seme il percorso formativo e artistico "Tracce"
-Mostra al Museo della Battaglia di Anghiari
-Famiglie a Casa Bruschi per visitare la mostra Incanti“Resistenza artistica”, cinque artisti in mostra al castello di Poppi
-“Mutazione” di Mariangela Baldi al Museo Archeologico di Castiglion Fiorentino
-La civiltà contadina in mostra al San -Donato
-La mostra dedicata a Marianna -Panciatichi Ximenes Daragona Paolucci
-Scivolo di ghiaccio al Christmas Village del Prato
-Mercatini di Natale, ad Arezzo torna il villaggio tirolese
-Villaggio Lego, arriva Christmas Brick Art al Prato
-Big Light Show. Spettacolo di luci in piazza Grande
-Piazza Grande un villaggio tirolese a cielo aperto
-La grande torre panoramica del Prato
-Il grande giardino di Natale in Piazza Grande
-La Casa di Babbo Natale in Piazza Grande
-Le piste sul ghiaccio del Christmas Village
-La grande baita tirolese del gusto
Visite guidate ad Arezzo e alla Città del Natale: i tour
-Il planetario della Città del Natale
-Selfie con il Babbo Natale più illuminato del mondo
-Mercatini di Natale in piazza San Jacopo e Risorgimento
-“Strumenti scientifici ed orologeria nei codici di Leonardo da Vinci". La mostra al Mumec
-“Incanti. Episodi della pittura europea al tempo delle avanguardie"
-“Cena della Vittoria" di Natale di Porta Santo Spirito
-“Dicembre Pievano": tutti gli eventi in programma
-Gaming di Natale: sessioni con giochi da tavola alla Feltrinelli
-Martini Point: festa per il primo anno di nuova gestione
-Luna park Arezzo
-Incontro con la scuola popolare di economia "Babbini"
-Mercatini di Natale e pista di pattinaggio
“Mangiare sano significa anche rispettare l’ambiente”, ad Arezzo la presentazione del libro di Diolaiuti
-Casa di Babbo Natale a Cortona
-Capanna della natività
-Il calendario autunnale del Baratto dei Saperi di Informagiovani
“Lasciami parlare... ancora”
Gerarchie angeliche: se ne parla a Montevarchi
Informagiovani e libri: un incontro al… buio
-Fabrizio Diolaiuti presenta "Intervista: cibo, spreco, rifiuti”
“Mangiare sano significa anche rispettare l’ambiente”
Paolina Leopardi tra Mozart e le sorelle Brighenti

Sabato 14 dicembre 2019:

-Andrea Scanzi presenta Pink Floyd Day al teatro Petrarca
-Concerto per pianoforte del maestro Roberto Giordano
-Concerto di Natale sul palco dell'Antei
Il techno-drummer tra i più famosi al mondo, Dario Rossi all'Officina Klee
-La regola di Piero: Mimmo Paladino dialoga con il maestro della luce
"China Legends", 34 guerrieri in terracotta in mostra al Valdichiana Outlet Village
-I Mestieri dell'Arte protagonisti nei fine settimana di Arezzo Città del Natale
L’arte di governo e la Battaglia di Anghiari: una mostra
-Allo Spazio Seme il percorso formativo e artistico "Tracce"
Mostra al Museo della Battaglia di Anghiari
Famiglie a Casa Bruschi per visitare la mostra Incanti
-“Resistenza artistica”, cinque artisti in mostra al castello di Poppi
“Mutazione” di Mariangela Baldi al -Museo Archeologico di Castiglion Fiorentino
-Al via la mostra di Vincenzo Nasuto “Le Velature di Leonardo”
-La civiltà contadina in mostra al San Donato
La mostra dedicata a Marianna Panciatichi Ximenes Daragona Paolucci
-Casa di bambole
-A Laterina via al Match di improvvisazione teatrale
Chille e La Balanza presentano: "Casa di bambole" di e con Sissi Abbondanza
-Scivolo di ghiaccio al Christmas Village del Prato
-Mercatini di Natale, ad Arezzo torna il villaggio tirolese
-Villaggio Lego, arriva Christmas Brick Art al Prato
-Big Light Show. Spettacolo di luci in piazza Grande
-Piazza Grande un villaggio tirolese a cielo aperto
-La grande torre panoramica del Prato
-Il grande giardino di Natale in Piazza Grande
-La Casa di Babbo Natale in Piazza Grande
-Le piste sul ghiaccio del Christmas Village
-La grande baita tirolese del gusto
-Visite guidate ad Arezzo e alla Città del Natale: i tour
-Il planetario della Città del Natale
-Selfie con il Babbo Natale più illuminato del mondo
-Mercatini di Natale in piazza San Jacopo e Risorgimento
-“Strumenti scientifici ed orologeria nei codici di Leonardo da Vinci". La mostra al Mumec
Enrico Giovannini ad Arezzo
"Incanti. Episodi della pittura europea al tempo delle avanguardie"
-“Dicembre Pievano": tutti gli eventi in programma
-Al via il Pinocchio Festival a Loro -Ciuffenna
-Gaming di Natale: sessioni con giochi da tavola alla Feltrinelli
-Luna park Arezzo
-Pizzeria al quartiere. Porte aperte a Sant'Andrea
-Mercatini di Natale e pista di pattinaggio
-Tombole natalizie ai bastioni di Santo Spirito
-Capanna della natività
-“Talenti sotto l’albero”: musica, riconoscimenti e brindisi al Teatro Moderno
-Frozen 2
-Il lupo, fra antichi miti e nuove realtà: un convegno promosso da Enpa
-Il calendario autunnale del Baratto dei Saperi di Informagiovani
Strenne di Natale. Dicembre dedicato ai ragazzi
-Storie al chiaro di Luna: appuntamento al Planetario
-“Un mondo di fiabe da mangiare”
Romano Prodi a Romena per parlare di Europa
-Lettura che passione. Ultimo appuntamento con Un mondo di fiabe da mangiare

Domenica 15 dicembre 2019:

-Torna la musica da camera di Oida: live quartetto d'archi e chitarra
-Babbo Natale e Symphonia. Regali musicali sotto l'albero e brindisi natalizio a Pratovecchio
-La regola di Piero: Mimmo Paladino dialoga con il maestro della luce
"China Legends", 34 guerrieri in terracotta in mostra al Valdichiana Outlet Village
-I Mestieri dell'Arte protagonisti nei fine settimana di Arezzo Città del Natale
-L’arte di governo e la Battaglia di Anghiari: una mostra
Allo Spazio Seme il percorso formativo e artistico "Tracce"
-Mostra al Museo della Battaglia di Anghiari
-Famiglie a Casa Bruschi per visitare la mostra Incanti
“Resistenza artistica”, cinque artisti in mostra al castello di Poppi
“Mutazione” di Mariangela Baldi al Museo Archeologico di Castiglion Fiorentino
-Al via la mostra di Vincenzo Nasuto “Le Velature di Leonardo”
-La civiltà contadina in mostra al San Donato
-La mostra dedicata a Marianna Panciatichi Ximenes Daragona Paolucci
Derno Ricci: istantanee tra cielo e terra
“Per Puro Caos”. Laura Formenti in scena
-Scivolo di ghiaccio al Christmas Village del Prato
-Mercatini di Natale, ad Arezzo torna il villaggio tirolese
-Villaggio Lego, arriva Christmas Brick Art al Prato
-Big Light Show. Spettacolo di luci in piazza Grande
-Piazza Grande un villaggio tirolese a cielo aperto
-La grande torre panoramica del Prato
-Il grande giardino di Natale in Piazza Grande
-La Casa di Babbo Natale in Piazza Grande
-Le piste sul ghiaccio del Christmas Village
-La grande baita tirolese del gusto
-Visite guidate ad Arezzo e alla Città del Natale: i tour
-Il planetario della Città del Natale
-Selfie con il Babbo Natale più illuminato del mondo
-Mercatini di Natale in piazza San Jacopo e Risorgimento
-“Strumenti scientifici ed orologeria nei codici di Leonardo da Vinci". La mostra al Mumec
"Incanti. Episodi della pittura europea al tempo delle avanguardie"
-Tornano i Babbi Natale in Harley Davidson per le vie della città
-“Dicembre Pievano": tutti gli eventi in programma
-Gaming di Natale: sessioni con giochi da tavola alla Feltrinelli
-Luna park Arezzo
-Mercatini di Natale e pista di pattinaggio
-Casa di Babbo Natale a Cortona
-Capanna della natività
-Frozen 2
-Aspettando il Natale a Pratovecchio
-Il calendario autunnale del Baratto dei Saperi di Informagiovani
"Dies Natalis solis invicti. Giornata dedicata al solstizio di inverno"

-Omaggio ad Alda Merini



FONTE: http://www.arezzonotizie.it/eventi/cosa-fare-arezzo-13-14-15-dicembre-2019.html

Arezzo: Tolleranza zero contro l'abbandono dei rifiuti!


E' il comune di Civitella in Valdichiana a segnare un vero e proprio record per quanto riguarda il tema legato allo smaltimento e conferimento dei rifiuti urbani. 


Da un anno circa nel territorio comunale è stato introdotto il sistema di raccolta differenziata porta a porta. Una scelta che, stando ai numeri, ha dato subito risultati evidenti.
Il 2016 - spiega l'assessore all'ambiente Andrea Tavarnesi è stato l'anno della svolta. Siamo passati da un tasso di differenziata del 30% a 60/65%. Il tutto in un solo anno. Il dato dell'anno passato ancora non è stato certificato però, le cifre sono queste. Siamo davvero molto soddisfatti della scelta che abbiamo fatto". E i benefici, sempre a detta dell'assessore, si vedranno non solo nelle percentuali ma anche nella riduzione della Tari.
Ad oggi, nell'anno 2019, siamo ancora più soddisfatti dei risultati grazie anche ai nostri concittadini impegnati nella causa.

Tavarnesi : "La consistente contrazione di rifiuti indifferenziati ha portato anche l'amministrazione ad approvare un bilancio preventivo più leggero. Piccoli ma importanti passi in avanti".

Tra le criticità segnalate invece restano ancora quelle legate ai cassonetti degli sfalci e scarti vegetali. Questi sono gli ultimi residui delle vecchie pattumiere che sono a disposizione dei cittadini ed utilizzabili solo ed esclusivamente per il conferimento di potature, piante ed erba. Invece capita che aprendoli dentro ci siano rifiuti di ogni genere.


FONTE: http://www.arezzonotizie.it/


mercoledì 23 ottobre 2019

Animali rari nel mondo!


Il Wombat si riconosce dal suo naso peloso, è un piccolo marsupiale proveniente dall’Australia, ritenuto la specie più rara al mondo. Diffuso nelle regioni più fredde e più umide dell’Australia meridionale e orientale, vive anche nelle regioni montuose, spingendosi verso nord fino al Queensland meridionale; ancora più rara la sottospecie dello stretto di Bass che vive solamente sull’isola Finders, a nord della Tasmania. Nel 1996 la sua popolazione venne stimata sui 4000 esemplari e ancora oggi viene considerata vulnerabile dall’Environment Protection and Biodiversity Conservation Act del 1999.



mercoledì 11 settembre 2019

Ferrarelle Spa ha deciso negli ultimi mesi di trasformare questo materiale da rifiuto inquinante a risorsa di riciclo


In un momento in cui tutto il mondo grida al “Plastic Free”, Ferrarelle Spa ha deciso negli ultimi mesi di trasformare questo materiale da rifiuto inquinante a risorsa di riciclo. Da gennaio a luglio 2019 l’azienda ha riciclato quasi 4,5mila tonnellate di plastica nel suo nuovo stabilimento di Presenzano.
Costato 27 milioni di euro e pensato per produrre e a breve rimettere in commercio bottiglie nuove costituite al 50% da materiale recuperato (il massimo consentito dalla legge), lo stabilimento dovrebbe riuscire, una volta a pieno regime, a riciclarne almeno 23 mila tonnellate. Il doppio di quelle utilizzate per produrre normalmente le bottiglie di plastica.


"Investiamo in sostenibilità economica e ambientale, con un progetto pionieristico frutto di una mirata strategia aziendale, in termini di ricerca e innovazione ispirata all’economia circolare. Lo facciamo in maniera concreta, dando nuova vita ad un materiale dibattuto, ma estremamente pregiato come il Pet, limitando così la produzione e l’immissione in commercio di nuova plastica."

In questo modo, conclude l’azienda, ogni 2 bottiglie realizzate si dovrebbe riuscire a sottrarne 3 all’ambiente! 

I 5 luoghi più incontaminati del mondo

1- La Namibia, un Paese dell’Africa Sud-occidentale, si contraddistingue per il deserto del Namib, che si trova lungo la costa atlantica. La nazione ospita una ricca fauna selvatica, tra cui un numero significativo di ghepardi. La capitale Windhoek e la città costiera di Swakopmund ospitano edifici risalenti all’epoca coloniale tedesca come la Christuskirche di Windhoek, costruita nel 1907. A nord, le saline del Parco Nazionale d'Etosha attirano animali come i rinoceronti e le giraffe.



2- Le Isole Galápagos sono un arcipelago vulcanico dell’Oceano Pacifico, considerato una delle principali destinazioni al mondo per l’osservazione della natura incontaminata. Provincia ecuadoriana, si estende per circa 1000 km al largo della costa del continente. Nelle sue terre remote, vive una grande varietà di piante e animali, alcuni dei quali esistono solamente in questo territorio. Charles Darwin visitò l’arcipelago nel 1835, e fu quello che vide in queste isole a ispirargli in seguito la teoria dell’evoluzione.


3- La Foresta pluviale di Daintree è una regione lungo la costa di nord-est del Queensland in Australia, a nord di Mossman e Cairns grande 1200 km2. La foresta fa parte della più grande foresta pluviale del continente austaliano


4- Le Seychelles sono un arcipelago di 115 isole nell'oceano Indiano, al largo dell'Africa orientale. Qui si trovano numerose spiagge, barriere coralline e riserve naturali, ma anche animali rari come la tartaruga gigante di Aldabra. Mahé, punto di partenza per tutte le altre isole, ospita la capitale Victoria, la foresta pluviale montana del Parco Nazionale Morne Seychellois e alcune spiagge, come la Beau Vallon e l'Anse Takamaka.



5-Le Seychelles sono un arcipelago di 115 isole nell'oceano Indiano, al largo dell'Africa orientale. Qui si trovano numerose spiagge, barriere coralline e riserve naturali, ma anche animali rari come la tartaruga gigante di Aldabra. Mahé, punto di partenza per tutte le altre isole, ospita la capitale Victoria, la foresta pluviale montana del Parco Nazionale Morne Seychellois e alcune spiagge, come la Beau Vallon e l'Anse Takamaka.





Alcune curiosità su questo magico Lago Australiano!


Perché il lago Hillier è rosa? E vi si può nuotare? Ecco tutte le informazioni su Lake Hillier in Australia. Scopri il mistero delle sue acque color rosa e se esistono altri laghi simili in Italia e nel mondo! Ecco curiosità ed informazioni per visitare l'area!



Lake Hillier è uno spettacolo: chi non lo ha mai visto, crede si tratti di una leggenda. Se mai avrete la fortuna di ammirarlo con i vostri occhi, una volta sul posto, avrete la sensazione di essere in preda ad allucinazioni. Ma a meno che non abbiate assunto sostenze stupefacenti, prenderete coscienza del fatto che il lago di Hillier esiste davvero!
Lake Hillier è famoso nel mondo per il colore delle sue acque, che sono rosa. Un rosa fitto e denso, che rievoca Picasso nel suo periodo più allegro. Storicamente, una delle prime testimonianze del lago ci sono arrivate grazie alla rivista di Matthew Flinders.

Il navigatore britannico Flinders, nel 1802, aveva scalato la vetta più alta del Middle Island (ora conosciuto come Flinders Peak) per sorvegliare le acque circostanti quando si imbattè in questo notevole lago dalle acque insolite. Di cose strane il mondo è pieno, si sà. Ma Lake Hillier entra a pieno titolo tra le più affascinanti stranezze del nostro pianeta.


Il lago Hillier, lago di colore rosa, si trova nei pressi di Middle Island, la più grande delle isole che compongono l'arcipelago Recherche, al largo della costa di Esperance. Dall'alto, il lago appare come una gigantesca gomma da masticare, ma è comunque uno dei panorami più spettacolari al mondo.

L'Hillier, lungo circa 600 metri, è circondato da un cerchio di sabbia e da fitti boschi di paperbark ed eucalipti. Una stretta striscia di dune di sabbia coperta da vegetazione lo separa dal blu dell'Oceano Antartico.

Anche se molti cercano di spiegare la stravagante colorazione di questo lago, nessuno conosce pienamente il vero motivo perché il lago sia rosa. E se qualcuno fa finta di saperlo, mente spudoratamente. Anche se, a dire il vero, gli scienziati - e quando parlano gli scienziati possiamo solo essere (s)fiduciosi - ipotizzano che il colore viene da un colorante emesso da dei batteri che vivono nelle croste di sale.


La risposta alla domanda se esistono nel mondo altri laghi rosa è affermativa. In particolare ne citiamo due. Il primo, uno dei più noti, si trova in Senegal, precisamente a nord-est di Dakar, ed è conosciuto con il nome di lago Retba o lac Rose.
Il secondo, decisamente più occidentale, sono le saline di San Francisco. A differenza degli altri laghi rosa del mondo, tuttavia, il lago di Lake Hillier è "il più rosa dei laghi rosa". E, se non altro per questo motivo, merita una visita.